Chiesa della Madonna del Carmine
di Montagnolo, fraz. Ancona (AN)

La località Montagnolo di Ancona è un colle situato tra le frazioni di Torrette e Posatora, su cui oggi sorge un centro di emissione radio e televisiva.  La sua è una storia molto antica, che ci porta indietro fino alle origini di Ancona. Nel 1982 uno scavo portò alla luce materiali dell'età del Bronzo, ceramica greca e romana.

Nonostante l'area fosse stata saccheggiata più volte dai clandestini, gli archeologi ritrovarono una grande quantità di intonaco che, insieme agli altri materiali, è prova sufficiente per indicarci la presenza di un abitato nell'età del Bronzo.  Si deve pensare che nella zona della moderna Ancona, nella media età del Bronzo, ci fossero due villaggi, uno sul colle del Cardeto e uno sul colle del Montagnolo. 
Ciò che rende ancor più interessante l'abitato del colle del Montagnolo sono i frammenti di ceramica micenei, databili tra il 1300 e il 1200 a.C., in quanto i Micenei intrattenevano commerci diretti con l'area marchigiana. 
La Chiesa rurale della Madonna del Carmine si trovava in località Montagnolo e figurava già nei registri delle Chiese visitate nel XVIII secolo dal Vescovo di Senigallia e poi di Ancona, Manciforte Nicola, tra gli anni 1750 e 1754.  
Era collocata nel suburbio di Ancona e la Famiglia Bernabei ne aveva il patronato; dagli atti risulta che nella Chiesa era presente una statua della Madonna del Carmine
Grazie alla testimonianza del Confratello della Venerabile Pia Unione del Preziosissimo Sangue, detta del Sangue Giusto, di Ostra (AN), Giancarlo Barchiesi, si è venuti a conoscenza del pellegrinaggio a piedi della comunità religiosa del Montagnolo di Ancona, per sciogliere un antico voto, verso il Santuario della Madonna dei Lumi, nella frazione Alberici di Montemarciano, toponimo citato sin dal 1128. La popolazione del Montagnolo venne accolta dalla Venerabile Confraternita del Santo Rosario. 
Il Santuario della Madonna dei Lumi contiene un affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna allattante il Bambino Gesù. 
Da un manoscritto dei frati dell'ex convento dell'Ordine della Penitenza di Alberici del 1920, si ha notizia che già nel 1549 "L'afflitto e travagliato popolo di Montagnolo, che giaceva nella più squallida miseria a causa della grandine che faceva strage e rovina nei suoi campi, fece voto alla Vergine Santissima degli Alberici di andare a visitare ogni anno il giorno della Pentecoste". 
Tale devota pratica religiosa non fu più smessa, anzi venne potenziata con un sempre crescente interesse, finché nel 1919, per non contrastare la festività della Pentecoste, la consueta processione venne anticipata alla terza domenica del mese di maggio.  
Quando nel 1549 si dette inizio a questo pio pellegrinaggio, non erano però ancora accaduti gli eventi miracolosi dei "Lumi", di cui se ne parla più avanti. Di certo furono le continue grazie ed i continui miracoli a richiamare l'attenzione prima dei fedeli di Montemarciano, poi degli abitanti delle terre limitrofe e di gran parte della regione Picena. 
Nel 1461 l'immagine di Maria Santissima, allattante il divino Figlio e affissa ad una delle tante querce della zona, incominciò a dispensare grazie. Il popolo, dispiaciuto nel vedere la Santa Immagine continuamente soggetta alle ingiurie del tempo, espresse il desiderio che qualche anima generosa le innalzasse in quel luogo una cappellina o almeno un altare. 
L'idea venne raccolta da Jacopo Piccolomini (feudatario in nome dello Stato Pontificio, di origine senese), nipote di Papa Pio II, che a quel tempo era stato investito del Vicariato di Montemarciano, quando, in compagnia della consorte Cristofora Colonna, sostò davanti alla venerata immagine. Nel 1463 fece edificare la cappellina; due anni dopo si pensò di fare riprodurre fedelmente quella Sacra Immagine, detta ormai "Madonna della Quercia", a fresco nel muro dell'altare maggiore dall'artista maestro Bartolomeo, figlio di maestro Gentile da Urbino. 
Dal 1593, e per tre anni successivi, in alcune ore della notte avvenne il miracolo dei Lumi: la cappella deserta, priva di illuminazione elettrica, si illuminava di intensa luce. Le 37 testimonianze raccolte su richiesta di monsignore Pietro Ridolfi, vescovo di Senigallia, descrivono bagliori notturni di varia entità (luci mobili e luci fisse, singole o multiple, «in formazioni anche molto fitte», apparse in alcuni casi come «raggio a guisa di stella», in altri «come torcia») e ad intensità crescente negli anni, visibili sia all'interno che all'esterno della cappella, a cui si accompagnarono prodigiose guarigioni.  
Tra il 1596 ed il 1606 la cappella venne ampliata con l’aggiunta di alcuni edifici. 
Nel 1933 la Chiesa fu restaurata a spese del comune, come riporta un’iscrizione sul muro della facciata, cosa mai attuata per la Chiesa della Madonna del Carmine di Montagnolo, che si trova in uno stato di abbandono e di grave precarietà, sommersa dalle erbe infestanti, tanto che è stata messa in sicurezza con una recinzione.

Alcune foto della Chiesa Madonna del Carmine di Montagnolo

Chiesa in rovina

Chiesa della Madonna del Carmine

Chiesa in rovina


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Portale in rovina

Chiesa della Madonna del Carmine

Portale in rovina


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Campanile in rovina

Chiesa della Madonna del Carmine

Campanile in rovina


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Parete in rovina

Chiesa della Madonna del Carmine

Parete in rovina


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Piantina del luogo in cui sorge la Chiesa

Chiesa della Madonna del Carmine

Piantina del luogo in cui sorge la Chiesa

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Il Santuario di Nostra Signora dei Lumi a Montemarciano

Chiesa della Madonna del Carmine

Il Santuario di Nostra Signora dei Lumi a Montemarciano
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Email: 
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