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Culto Mariano e Storia Edicola

Parlando del culto Mariano a Castelleone di Suasa con particolare riguardo agli eventi relativi all'edicola votiva stradale "Madonna del Carmine", non si può far a meno di dare un'occhiata al già accennato libro "Castelleone di Suasa, 2 Vita Castellana" a cura di Alberto Polverari, in cui è riportata una citazione del Montanari relativa ad una Chiesa intitolata alla Madonna del Carmine esistente a Castelleone, ed ora non più rintracciabile: "Sulla strada delle Fornaci nel territorio di Castelleone verso Barbara si ha una chiesetta rurale sotto il Titolo della B(eatissi)ma Vergine del Carmine, edificata da Cristoforo Bruni colla dote di s(cudi) 50 già andati a male. Le visite Paracciani del 1715 (P. 270r) riferiscono che il quadro di detta Chiesa è copia della Madonna che ha dipinto un Autore detto di Sassoferrato, e rispettivamente vi è dipinta la testa della Madonna con il Bambino Gesù in braccio; la composizione è di mezze figure. Il manto della medesima Madonna è di azzurro finissimo con un merlettino attorno dipinto a color oro. In essa Chiesa vi è un unico Altare senza peso di Messe. Soltanto nella ricorrenza della Madonna del Carmine 16 Luglio vi si celebra per devozione un officio di Messe, e la Chiesa si mantiene con elemosine. Ma l'Onorati nelle sue visite del 1779..., dice che in detta Chiesa si celebra in ciascuna Domenica per Innocenzo Duranti e suoi una Messa a carico di Francesco e Guido Belfanti e che sono tenuti il 16 Luglio, festa suddetta, alla celebrazione di un officio di Messe generale per detti Duranti. Per Francesco Antonio Ferr altre dieci Messe all'anno, peso della Famiglia Benedetti di Cerreto".  
La Chiesa non esiste più e non è possibile, attualmente, rintracciare il luogo esatto dove sorgesse, ma non è escluso che proprio l'edicola di cui parliamo altro non sia che la perpetuazione di quella antica Chiesa ora perduta. Non ci dimentichiamo, infatti, che siamo proprio "Sulla strada (...) verso Barbara".

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Mappa del Catasto Gregoriano

Mappa del Catasto Gregoriano



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Catasto Gregoriano, particolare del Brogliardo

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Catasto Gregoriano, particolare dell'Oratorio


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Catatsto Gregoriano, piantina di Castelleone


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Che sia questa la zona della perduta chiesa, proprio per via di una fornace, ce lo prova un documento d'archivio del vicino Comune di Ostra Vetere.
Il 4 maggio 1713, infatti, gli amministratori del locale Monte di Pietà iniziarono i lavori di ristrutturazione e consolidamento dei locali, spaventati da un furto avvenuto proprio in quell'epoca in un Monte di Pietà della zona. Per l'acquisto di mattoni necessari per quei lavori, tra l'altro, ricorsero proprio alla fornace di mattoni esistente a Castelleone gestita da Francesco di Paolo Corsi, dal quale acquistarono ben 12.000 pezzi al prezzo di 37 paoli al migliaio.
Quel documento ci attesta che una fornace era sita proprio in via Case Nuove di Castel Leone. La fornace, godeva di ottima fama e praticava anche prezzi vantaggiosi, visto che nella stessa occasione, il Monte di Pietà del vicino Comune, acquistò solo 5.000 mattoni dalla fornace di Montenovo, gestita da Gio:Batta Angelici, ed al prezzo più oneroso di 44 paoli ogni mille.
Probabilmente si tratta della stessa fornace che si trovava in località Madonna del Carmine e che in seguito fu affittata da quel Guido Belfanti, figlio di Francesco, citati dall'Onorati e riportati dal Polverari.
Infatti, proprio sul primo libro di Castelleone di Suasa, Vicende Storiche, a pag. 241, sono riportati i "Debitori" a dicembre 1743, tra i quali troviamo Guido Belfanti affittuario d'una fornace alla Madonna del Carmine per una cifra pari a scudi 5.82.3.
Non potevo allora non dare un'occhiata alle mappe del Catasto Gregoriano per verificare se il luogo in cui sorgeva la Chiesa fosse proprio lungo Case Nuove. Ebbene, ho trovato che la località è pressoché uguale a quella in cui sorgeva l'edicola votiva (all'incrocio della strada comunale delle Vignacce con la strada comunale la Sbarra, l'attuale strada provinciale n. 19 e la strada consorziale detta la Canale, l'attuale strada del Cimitero) ed era denominata anc'essa Madonna del Carmine, fino alla località di S. Martino.
Inoltre, sfogliando il Brogliardo mi sono reso conto che in quel luogo, al numero 408 della mappa, è rappresentata una costruzione di proprietà dello stesso Belfanti Guido q.(uonda)m Francesco (fu Francesco) con l'annotazione: Oratorio privato sotto il titolo della Madonna del Carmine con una superficie di 03 Centesimi.
La Congregazione dei Catasti, istituita dall'art. 191 del Motu Proprio di Pio VII del 6.07.1816, stabilì di adottare il sistema metrico decimale e per le superfici le seguenti misure:
- Quadrato, corrispondente all'attuale Ettaro, cioè 10.000 metri quadrati;
- Tavola, corrispondente a 1000 metri quadrati;
- Centesimi, corrispondente a 10 metri quadrati;
- Canna quadrata, corrispondente a 1 metro quadrato.
Pertanto, quella costruzione che ospitava l'Oratorio misurava 30 metri quadrati. La proprietà era composta, oltre che dall'Oratorio, anche da appezzamenti agricoli (distinti ai numeri di mappa 409, 410, 411 con tipo di coltivazione a Pascolo e Seminativo, con una superficie rispettivamente di 33, 23 e 10 Centesimi ed una casa colonica (numero di mappa 412) occupante una superficie di 25 Centesimi.
Allora, tutto quadra, o perlomeno lo scenario ci appare molto più chiaro: il luogo, in prossimità dell'incrocio della zona detta Madonna del Carmine, attuale contrada Case Nuove, dove esisteva un edificio consacrato, di piccole dimensioni e destinato alla preghiera, sulla proprietà di Guido Belfanti fu Francesco, non fosse altro che quella Chiesa di cui parlava l'Onorati e che sorgeva nelle immediate vicinanze dove era situata l'edicola votiva "Madonna del Carmine", che fu abbattuta per lavori e lasciare posto ad una lottizzazione.

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Mappa del Catasto Gregoriano

Edicola
Madonna del Carmine



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(Foto di Fabrizio Franceschetti)

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Particolare dell'Edicola Madonna del Carmine

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(Foto di Fabrizio Franceschetti)

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Edicola Madonna del Carmine


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(Foto di Roberto Venturi)

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Edicola Madonna del Carmine


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(Foto di Fabrizio Franceschetti)

Quindi, con tutta probabilità la Chiesa di cui si parla era proprio all'interno di quell'Oratorio, per cui sommessamente, ma con una certa tranquillità, si potrebbe affermare che l'edicola sia stata costruita a ricordo proprio di quella Chiesa di cui ci parla l'Onorati. 
D'altra parte è credibile che l'affittuario della fornace della Madonna del Carmine, Guido Belfanti, da "Debitore" sia diventato successivamente proprietario di un appezzamento di terreno vicino alla fornace dove venne edificato un Oratorio dedicato alla Madonna del Carmine.
A questo punto, occorre fare qualche precisazione sul ruolo e sullo scopo che ha il Catasto. Compito principale è quello di accertare la proprietà immobiliare e verificare il reddito imponibile ai fini dell'equa ripartizione dell'imposta.
All'epoca dello Stato Pontificio il fine della "catastazione" era quello di rendere possibile l'imposizione non solo delle tasse che andavano a vantaggio della comunità (pesi comunicativi), ma anche quelle destinate alla Camera Apostolica a cui rispondeva la comunità (pesi camerali).
Il Primo Catasto dello Stato Pontificio è stato quello "Innocenziaro" e trae il nome dal Pontifice Innocenzo XI che nel 1681 diede disposizione per la formazione di un catasto generale per tutto lo Stato. Fu assemblato con le dichiarazioni giurate di tutti i proprietari, sia ecclesiastici che privilegiati, in cui erano descritti più o meno sommariamente i beni posseduti da ciascuno.
Una simile procedura portò, però, ad avere difformità degli estimi, dei dati disordinati e comunque uno strumento non certo affidabile.
Un centinaio di anni dopo quella prima esperienza, precisamente nel 1777, venne divulgato, in tutto lo Stato Pontificio, il nuovo "Catasto Piano", che prese il nome dal Pontefice Pio VI. Le fasi di acquisizione dei dati avvennero con tre operazioni di catastazione:
1. raccolta delle assegne dei proprietari;
2. individuazione del valore generale dei vari tipi di terreno nelle diverse località dello Stato Pontificio ad opera di commissari locali;
3. applicazione dei valori teorici (indici di rivalutazione) ai singoli terreni denunciati dai proprietari.
Anche questa volta, però, furono molte le contestazioni e le controversie contro gli accertamenti effettuati dalle commissioni che sfociarono in tanti ricorsi e che videro la fine nel 1785, data in cui il Catasto Piano, riassunto in 10 volumi rilegati in marocchino e oro, venne consegnato nelle mani di Pio VI per poi essere depositato nelle segreterie comunali.
Ancora una volta questo strumento si rivelò ben presto viziato da gravi errori per la diversità delle unità di misura adottate, tanto che sembra fosse stata sottratta l'assegna di circa 100.000 rubbia di terreno e proprio per questa particolarità fu definito dal cardinale Guerrieri "catasto di menzogne".
Infatti, nelle terre di Ancona si usava il Rubbio, che era uguale ad ha 1,600000, mentre nell'Ascolano era d'uso il Quadrato, composto di 10 Tavole e uguale ad ha 1,000000, nel Pesarese si usava la Tavola Censuaria, che era ha 0,100000, nel Maceratese si usava la Coppa uguale ad ha 0,200000 fino all'anno 1816, quando Pio VII ordinò una nuova catastazione con il sistema metrico decimale, metodo portato in Italia da Napoleone Buonaparte.
Il nuovo Catasto entrò in vigore nel 1835 con il nome di "Catasto Gregoriano", prendendo il nome dal Pontefice regnante in quel tempo, Gregorio XVI.
Ma per capirne un pò di più ritorniamo al culto della Vergine che era particolarmente sentito a Castelleone di Suasa.

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Mappa del Catasto Gregoriano

Edicola Madonna del Carmine



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(Foto di Fabrizio Franceschetti)

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Edicola Madonna del Carmine


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(Foto di Fabrizio Franceschetti)

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Quadro all'interno dell'Edicola


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(Foto di Fabrizio Franceschetti)

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Edicola Madonna del Carmine



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(Foto di Roger Conti)

Nel tempo, quindi, è possibile affermare che a Castelleone di Suasa, era molto sentita la venerazione per la Madonna, tanto che, in un appunto stilato dal Pievano Paggi nel 1852, si legge che: "ogni quarta domenica del mese si effettua la processione in onore della Madonna (a cura della Compagnia dell'Addolorata)", così che, aggiungendone altre, le processioni dovevano essere in totale 29 all'anno, a cui si debbono aggiungere quelle delle "erogazioni" e quelle che si svolgevano nelle chiese di campagna, anche se poi, tutto è andato scemando nel tempo.
Non dobbiamo dimenticare che nella Chiesa di San Francesco di Paola (anticamente detta del SS.mo Crocefisso) a navata unica, è tutt'ora conservato ed esposto "un dipinto di discreta mano, raffigurante la Madonna del Carmine con Santi (Carmelitani). La tela misura cm 140x240 e non reca ne firma ne data", come è riportato nel già accennato libro di "Castelleone di Suasa - Vita Castellana", curato da Alberto Polverari: "Di tecnica diligente e buon impianto compositivo, la tela, è stata datata alla prima metà del XVIII sec. E' attribuita ad un ignoto pittore marchigiano".
Quindi, interpretando gli scritti, i manufatti e le opere, è possibile affermare che la venerazione per la Madonna era particolarmente sentita nel territorio di Castelleone di Suasa e di conseguenza è possibile ipotizzare che anche la Madonna del Carmine avesse una particolare devozione tra i fedeli anche se non si conoscono i riti, le cerimonie o i festeggiamenti ad essa destinati.
Oltre la documentazione mancante, non sono riuscito a recuperare neanche i ricordi, la memoria storica delle persone più anziane, per cui dobbiamo pensare che il relativo culto negli ultimi 90/100 anni è venuto meno e la devozione per questa Madonna, che in taluni periodi più remoti era certamente sentita, è andata persa.
Non si ha notizia, peraltro, che sia sorta mai una Confraternita del Carmine, come avvenuto nei municipi vicini di Corinaldo, Ripe (oggi Trecastelli), Montalboddo (oggi Ostra), Montenovo (oggi Ostra Vetere), ecc.
Al contrario, furono presenti, per ordine d'istituzione, la Compagnia di Sant'Antonio Abate (eretta prima del 1956 nella chiesa omonima), la Compagnia del Santissimo Rosario (eretta prima del 1606 in parrocchia), la Confraternita del Santissimo Sacramento (eretta prima del 1607 in parrocchia e cessata negli anni '60 ed oggi ricostituita), la Compagnia delle Cinque Piaghe (eretta in data 9.7.1636 in parrocchia), la Compagnia del Suffragio o di Sant'Anna (eretta il 12.6.1676 in parrocchia), l'Aggregazione dei Cordigeri (eretta prima del 1715 in parrocchia), l'Aggregazione di San Giuseppe Protettore dei Moribondi o della Buona Morte (eretta in data 19.3.1775) e la Compagnia dell'Addolorata (fondata dal Pievano Paggi prima del 1855, poi trasformata in Pia Unione, tutt'ora esistente). [Notizia tratta da Alberto Fiorani].
Della mancata costituzione di una Confraternita del Carmine, è possibile ipotizzare che, i fedeli di Castelleone, non ne sentirono la necessità, in quanto i compiti principali venivano già svolti dalla Compagnia dell'Addolorata, la quale aveva, per istituto, tra l'altro, anche la facoltà di benedire gli abitini e concedere la Benedizione in punto di morte ed altro.
In sostanza, la Compagnia esercitava le stesse funzioni che erano normalmente devolute ad una qualsiasi Confraternita del Carmine e, pertanto, si potrebbe supporre che, per questo motivo, non fu mai costituita una Confraternita dedicata alla Madonna del Carmine, senza peraltro sminuire l'adorazione alla stessa Madonna.
Continuando, allora nel nostro percorso di ricerca sappiamo per certo che di fronte al Cimitero, lingo Via Case Nuove, la strada che porta  "verso Barbara", venne eretta una edicola votiva dedicata alla Madonna del Carmine, ma non sappiamo, di preciso, quando sia stata costruita, chi l'ha voluta edificare e per quale circostanza sia stata realizzata.
L'ipotesi azzardata è che l'edicola in questione poteva essere la perpetuazione della remota Chiesa della Madonna del Carmine, negli anni dimenticata sia dal Clero che dai fedeli.
Sono riuscito, solo attraverso la testimonianza di Venturi Filiberto, a confermare che l'edicola in questione era già eretta davanti alla abitazione al momento del trasferimento con la famiglia a Castelleone di Suasa, avvenuta negli anni '60.
Ma da una chiacchierata con Balduzi Terzilio (ora deceduto), invece, sono venuto a conoscenza che l'edicola esisteva già negli anni '30, in quanto, ancora bambino, egli si ricordava che la figuretta era già lì sulla destra percorrendo la strada "verso Barbara", in prossimità dell'imbocco del Cimitero.
E chissà da quanto tempo prima la figuretta si ergeva in quel luogo!

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Navata unica della Chiesa di San Francesco di Paola

Navata unica della Chiesa di S. Francesco di Paola


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(Foto di Alberto Monti)

Madonna del Carmine, Chiesa di S. Francesco di Paola - foto di Alberto Monti

Madonna del Carmine, Chiesa di S. Francecso di Paola

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(Foto di Alberto Monti)

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Veduta parziale di Via Case Nuove



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(Foto di Fabrizio Franceschetti

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Edicola Madonna del Carmine



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(Foto di Roberto Venturi)

Indirizzo Edicola

Via Case Nuove, 2                     
60010 Castelleone di Suasa
(An)

Contatti

Bellagamba Franco
Email: 
edicoladelcarmine@suasa.it
Telefono: 071-966352 

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